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USA chiedono account social alla frontiera agli stranieri

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Alla frontiera americana ora bisogna anche dare le proprie generalità… social. Non solo per entrare negli Stati Uniti bisogna pagare per ottenere un ESTA, compilandolo online, oltre a dover aspettare pazientemente in coda per dare impronte digitali (e della retina); se ne sono inventati un’altra, per ragioni di lotta contro il terrorismo, naturalmente. L’autorità di frontiera, la US Customs and Border Protection ha iniziato a richiedere ai viaggiatori stranieri che entrano nel paese le informazioni sugli account social media. Lo ha scritto il sito Politico, specificando come la nuova pratica riguardi solo chi arriva temporaneamente, senza un visto, attraverso il processo ESTA. L’obiettivo specificato dal governo è “identificare potenziali minacce”.

 

La nuova policy è entrata in vigore prima di Natale, anche se per ora è definita “opzionale”. Viene chiesto di “inserire informazioni associate alla vostra presenza online”, offrendo un menu in cui inserire gli user name degli account dei maggiori social network. Quello che non è chiaro è se le informazioni date possano provocare l’immediato rifiuto di entrata negli Stati Uniti. A oggi, la dogana comunica che non negherà l’ingresso a chi si rifiuta di rilasciare le informazioni. Già quando la scorsa estate si era iniziato a parlare di questa novità si erano alzati cori sdegnati dalle associazioni in difesa dei diritti umani, così come dalla lobby delle aziende della rete.

 

In ogni caso questa raccolta ulteriore di dati parte a un mese di distanza dall’inaugurazione del presidente eletto Donald Trump, di cui sono note le idee riguardo all’accoglienza di chi arriva dall’estero, specie se musulmano o messicano. Idee riproposte dopo l’attentato di Berlino. Qualche giorno fa, poi, si è scoperto che un’azienda di gestione dei dati, la Palantir, cofondata dal consigliere di Trump Peter Thiel, ha lavorato con la US Customs and Border Protection per tracciare immigranti e viaggiatori stranieri attraverso una serie di informazioni ricavate dai database governativi. I social media potrebbero essere molto utili.

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