Salta al contenuto


* * * * -

Spotify: artisti inventati e musica generata da intelligenze artificiali


Un anno fa il sito Music Business Worldwide ha iniziato una ricerca incentrata su alcuni artisti sconosciuti presenti nelle playlist suggerite da Spotify, scoprendo che dietro a gran parte di essi si celavano dei produttori pagati dalla compagnia di Daniel Ek per creare tracce con specifiche linee guida musicali, usando pseudonimi non rintracciabili. In questo modo, MBW ritiene che il più famoso servizio di streaming on demand stia agendo segretamente da etichetta discografica, intascandosi i diritti delle canzoni in questione con nomi falsi.

Lo scorso 7 luglio, Spotify ha risposto alle accuse, dichiarando di non aver "mai creato 'falsi' artisti per le sue playlist: "Noi paghiamo le royalty - sia delle composizioni che delle rispettive edizioni - per tutte le tracce presenti su Spotify e per tutto ciò che è nelle playlist", si legge in un comunicato stampa ufficiale. "Non possediamo diritti, non siamo un'etichetta, abbiamo le licenze per tutta la musica che possediamo, per cui paghiamo chi di dovere e non noi stessi".
 
Tuttavia, MBW ha dimostrato che questi fantomatici artisti fasulli esistono eccome, riportando una lista di 50 nomi, tra cui ad esempio Charles Bolt, Norrsken, Deep Watch, The 2 Inversions, Amity Cadet, le cui tracce risultano tutte depositate alla società di edizioni americana BMG a nome di Andreas Romdhane e Josef Svedlund, un duo di producer che, guarda caso, risiede a Stoccolma, sede di Spotify. Ma non è finita qui: ieri Spotify ha assunto François Pachet, uno dei più importanti esperti del mondo nell'applicazione dell'Intelligenza Artificiale per la composizione musicale, che nel 2012 ha creato la prima canzone pop composta da un computer ed ha lanciato la prima etichetta discografica con un roster di codici binari.
 
Sebbene un portavoce di Spotify abbia dichiarato che questa assunzione sia semplicemente atta ad "aiutare i compositori a diventare più efficienti ed a far sì che più persone assumano il ruolo di compositore", questo potrebbe essere il passo successivo nella creazione di playlist contenenti sia gli artisti fasulli di cui sopra che musica fatta da computer, (per cui tra l'altro, come dichiarato dallo stesso Pachet durante un discorso alla conferenza BUMA Music in Motion, non è necessario alcun pagamento di royalty dopo la pubblicazione).
 
È evidente che Spotify sta cercando di racimolare qualche guadagno extra, ma tutti questi "misteriosi" escamotage possono avere nel prossimo futuro un effetto da non sottovalutare sull'ascolto musicale. Se è vero che Spotify paga regolarmente dei produttori per creare musica che risponda ai gusti dei suoi utenti - generalmente ascoltatori "casuali" a cui non interessa chi si cela dietro ad una data canzone - allora, portando la questione al suo estremo, ci stiamo forse dirigendo verso un'epoca in cui l'estro creativo diventerà vintage?



0 Comments